UN’INDAGINE SUL MOBBING INFERMIERISTICO
A cura di Mirella Cleri e Letizia Covarelli
Il mobbing e la violenza orizzontale tra colleghi rappresentano una problematica insidiosa e attuale nei contesti sanitari. Spesso sottovalutato, il fenomeno compromette il benessere psico-fisico dei professionisti, la qualità dell’assistenza e la sostenibilità delle aziende. Questo studio si pone il duplice obiettivo di indagare la percezione degli infermieri riguardo a comportamenti ed effetti del mobbing e di elaborare strumenti pratici di sensibilizzazione e orientamento. La finalità ultima è fornire dati utili al miglioramento delle politiche aziendali e della dirigenza infermieristica.
Preceduta da una revisione della letteratura, l’indagine ha adottato un disegno osservazionale descrittivo. È stato utilizzato il Questionario sulle Interazioni Negative tra Infermieri (QuINI v.3). Il campione di 134 infermieri italiani ,prevalentemente donne e con background clinico eterogeneo, è stato raggiunto tramite canali di diffusione non ufficiali.
I risultati confermano la natura sistemica del fenomeno. Circa un terzo degli infermieri riferisce abusi, con una quota significativa di mobbing orizzontale. Le aggressioni sono spesso sottili e subdole anziché manifeste, favorendo una “cultura del silenzio” e ostacolando le segnalazioni.
Sono state rilevate conseguenze psicofisiche debilitanti, oltre alla volontà di richiedere trasferimenti o abbandonare la professione. Il malessere alimenta l’instabilità organizzativa, i costi di formazione per il turnover e mina la continuità assistenziale. Emerge inoltre, un paradosso critico: le vittime non percepiscono come l’assenza di teamwork e comunicazione incida direttamente sulla sicurezza del paziente, ritenendo le conseguenze sugli assistiti minime o nulle. Si conferma una diffusa paura di ritorsioni e una profonda diffidenza verso le direzioni aziendali. Il mobbing è un problema reale che esige risposte sistemiche. È necessaria una leadership infermieristica decisa a promuovere una cultura basata su fiducia, rispetto e formazione specifica. Lo studio si conclude con la proposta di strumenti operativi — un manifesto e una brochure — volti a supportare i professionisti e dotare le aziende di mezzi concreti di contrasto.
INTRODUZIONE
Nel cuore degli ospedali, all’interno dei reparti, dove la collaborazione e il rispetto dovrebbero essere il collante dei gruppi di lavoro, si nascondono spesso nemici invisibili: la violenza e il mobbing orizzontale. Si tratta di fenomeni sistemici che possono minare la professione infermieristica.
Questa ricerca (Cleri M., Covarelli L., Mobbing e violenza orizzontale: una nuova sfida per i dirigenti infermieristici, Tesi di Laurea magistrale in Scienze Infermieristiche ed Ostetriche, Università degli Studi di Perugia, A.A. 2024-2025) nasce con obiettivi ambiziosi: squarciare il velo di omertà e fornire strumenti di riconoscimento per trasformare la cultura del lavoro in un ecosistema fondato sul rispetto e sulle soft skills, mappare, inoltre, la percezione del fenomeno tra gli infermieri e trasformare i dati in strumenti concreti di sensibilizzazione e orientamento.
Nonostante l’evoluzione normativa, formativa e organizzativa, questi comportamenti continuano a
manifestarsi in forme sottili, spesso normalizzate e difficili da intercettare.
Si tratta di una violenza sommersa: tutti la vedono, pochi la riconoscono, quasi nessuno la segnala. È una dinamica quotidiana che erode il benessere professionale, mina la qualità dell’assistenza e indebolisce l’identità infermieristica.
Spesso il mobbing viene giustificato come “dinamica di reparto”, “carattere difficile” o addirittura come “rito di iniziazione” per i neoassunti. Questa normalizzazione non solo tollera la violenza, ma la rende parte della cultura organizzativa. Eppure, le relazioni di lavoro efficaci sono parte integrante della qualità assistenziale.
LETTERATURA
La letteratura internazionale conferma che mobbing e violenza orizzontale tra colleghi di pari grado sono problemi attuali e diffusi, con effetti devastanti sul benessere psico-fisico degli infermieri e sulle dinamiche organizzative.
Il mobbing orizzontale rappresenta una forma reiterata e sistematica di ostilità, finalizzata a isolare o danneggiare la vittima, mentre la violenza orizzontale può assumere anche caratteri più episodici.
Entrambe, tuttavia, condividono radici simili: stress elevato, carichi di lavoro pesanti, leadership inefficace, culture gerarchiche rigide e scarsa comunicazione.
Le manifestazioni sono raramente esplicite: esclusioni, pettegolezzi, critiche sottili o isolamento relazionale possono diventare strumenti di controllo e potere. Molti studi interpretano questi comportamenti come il riflesso di una cultura professionale ancora segnata da modelli autoritari e soprattutto dalla cultura del silenzio, dove la violenza viene interiorizzata e considerata mezzo di adattamento o di controllo informale.
Le conseguenze sono significative: disturbi d’ansia, depressione, insonnia, calo di autostima, fino all’abbandono della professione. Nonostante la gravità, le segnalazioni restano rare, alimentate dalla paura di ritorsioni e dalla percezione di scarsa tutela.
Gli studiosi concordano: riconoscere il problema, parlarne e promuovere una cultura del rispetto e della responsabilità condivisa è il primo passo per rompere il silenzio.
MATERIALI E METODI
Lo studio è di tipo osservazionale descrittivo. È stato utilizzato il Questionario sulle Interazioni Negative tra Infermieri (QuINI v.3 – Bambi S., 2017), validato per la rilevazione delle dinamiche ostili tra colleghi.
La raccolta dati, svolta online in forma anonima e volontaria per quaranta giorni, ha coinvolto 134 infermieri attivi sul territorio nazionale, senza limiti di età, setting lavorativo o anzianità di servizio.
RISULTATI
Il campione era composto in prevalenza da donne (82,1%) con distribuzione eterogenea per età, anzianità di servizio e setting clinico, anche se la maggior parte delle risposte proviene da infermieri operanti in Umbria.
Il 38% degli infermieri intervistati ha riferito di aver subito negli ultimi 12 mesi comportamenti dannosi da parte di colleghi di pari grado, una quota non trascurabile di questi ha detto di essere vittima di episodi ripetuti e duraturi, tipici del mobbing orizzontale.
La maggior parte delle vittime riferisce comportamenti messi in atto da uno o pochi colleghi, confermando come la violenza orizzontale non richieda dinamiche di gruppo estese per produrre effetti significativi.
Le azioni più frequenti sono risultate:
- pettegolezzi e diffusione di false informazioni (21,6%),
- isolamento o esclusione (15,7%),
- critiche costanti e atteggiamenti svalutanti (11,8%).
Si tratta perlopiù di comportamenti indiretti e subdoli ma logoranti, che alimentano un clima di sfiducia e la cultura del silenzio. Il 61% delle vittime riferisce conseguenze psicofisiche: ansia, rabbia, insonnia, timore di recarsi al lavoro e perdita di autostima.
Sul piano professionale, il 39% ha pensato di lasciare la professione, e circa un quarto ha richiesto un trasferimento, con impatto negativo sulla stabilità organizzativa e continuità assistenziale. Un ulteriore elemento rilevante riguarda la comunicazione dell’esperienza subita. Solo la metà delle vittime ha riferito di aver parlato dell’esperienza con altri colleghi infermieri, mentre il ricorso ai canali formali risulta limitato, sottolineando la presenza ancora della paura di ritorsioni e diffidenza nei confronti delle direzioni aziendali.
È stato evidenziato che più della metà degli infermieri che hanno subito violenza non riconosce l’impatto del fenomeno sulla sicurezza del paziente, sebbene la letteratura dimostri come un clima ostile comprometta la comunicazione e aumenti il rischio di errore. Le ipotesi relative a maggiore vulnerabilità di donne, neoassunti o infermieri diurnisti non hanno trovato supporto statistico.
DISCUSSIONE
I risultati confermano quanto emerge dalla letteratura: il mobbing e la violenza orizzontale non sono episodi isolati, ma parte di un problema sistemico che richiede risposte organizzative e leadership infermieristica consapevole.
Non si tratta solo di rafforzare la resilienza individuale, ma di creare contesti di lavoro sicuri, collaborativi e che riconoscano il valore della relazione professionale. Il contrasto alla violenza deve entrare a pieno titolo nella governance infermieristica, con azioni formative, informative e simboliche. L’introduzione, quindi, di strumenti informativi e orientativi, assume un ruolo strategico. Riconoscere il mobbing e la violenza è il primo passo, ma non basta.
I dati della ricerca sottolineano la necessità impellente di investire nelle soft skills: empatia, comunicazione non violenta, intelligenza emotiva non sono degli accessori ma della competenze fondamentali nell’esperienza quotidiana di lavoro.
Siamo convinte che per abbattere il muro dell’omertà e della diffidenza, occorra lavorare con una formazione specifica che educhi i professionisti a identificare i segnali precoci di ostilità e che inoltre sia necessario sviluppare una leadership coraggiosa: una dirigenza infermieristica che non minimizzi i fenomeni ma che promuova una cultura della fiducia e della tolleranza zero verso ogni forma di violenza.
Uno degli elementi centrali della tesi è stata la proposta di strumenti pratici, pensati per essere immediatamente utilizzabili nei contesti organizzativi:
- una brochure informativa rivolta agli infermieri, con l’obiettivo di favorire il riconoscimento dei comportamenti violenti e orientare alle possibili azioni di tutela;
- un manifesto aziendale di sensibilizzazione, visibile nei luoghi di lavoro, per trasmettere un messaggio istituzionale di tolleranza zero e promuovere una cultura del benessere organizzativo.
Rendere il fenomeno nominabile e visibile significa legittimare la sofferenza, creare linguaggi condivisi e favorire un cambiamento culturale profondo.
CONCLUSIONI
Il mobbing e la violenza orizzontale tra infermieri rappresentano una realtà ancora sommersa ma di forte impatto, capace di compromettere il benessere individuale e la qualità dell’assistenza. Lo studio evidenzia quanto questi comportamenti, anche se indiretti e normalizzati, difficili da riconoscere e segnalare, producano effetti tangibili e diffusi.
Affrontare il problema significa riconoscere la responsabilità organizzativa, costruire ambienti psicologicamente sicuri e promuovere la cultura del rispetto.
Gli strumenti informativi e orientativi proposti contribuiscono al riconoscimento del fenomeno, a rafforzare l’empowerment degli infermieri e soprattutto offrono un primo passo verso un cambiamento necessario: dare voce a ciò che finora è rimasto invisibile.
Pur nei limiti dello studio, legati alla dimensione del campione, i risultati offrono spunti rilevanti e indicano la necessità di ulteriori approfondimenti per esplorare il fenomeno e valutare l’impatto degli strumenti proposti. Investire nella cultura del lavoro vuol dire investire nella dignità della professione infermieristica e nella sicurezza dei pazienti.
Vogliamo concludere con un appello al coraggio. Crediamo che abbattere il mobbing e la violenza orizzontale non sia un’utopia ma piuttosto un dovere etico e professionale per cui occorrono volontà perseveranza e sopratutto il coraggio di parlare.
Solo una sanità che rispetta chi cura potrà dire di essere veramente umana.
Tratto da: Professione Infermiere – Umbria – Nº1 – Marzo 2026